BLOCCO SENZA SBOCCO: riflessioni sull’idiozia del blocco studentesco

Essendoci casualmente capitato per le mani il n. 19 del giornalino del Blocco Studentesco, ossia la struttura giovanilista di Casapound, è difficile sottrarsi alla tentazione di commentarlo, a partire dallo slogan: “Nessun compromesso bandiera nera!”.

Evidentemente, i redattori sono all’oscuro dell’avvertimento di Ezra Pound: “Gli uomini che vivono sotto il dominio di uno «slogan» vivono in un inferno creato da loro stessi”: quando si afferma una cosa, infatti, bisogna poi darne conto ed essere conseguenti.

Le parole hanno il loro peso, anche quando appaiono maldestramente offerte al lettore, come “passivismo” o “annichilazione”, mimando una cultura elitaria che lo faccia sentire inferiore.

Rifiutare il compromesso però è un programma impegnativo, tanto più se ci si dichiara nemici giurati del sistema.

Al contrario, prendersi i finanziamenti pubblici dal sindaco compiacente, sostenere la destra più borghese (vi ricordate l’on. Santanchè in tour elettorale a Casapound?) o sognare di entrare in parlamento come i camerati greci di Alba Dorata, significa essere già parte del sistema e della società dello spettacolo.

Tralasciando pure il dettaglio che la bandiera nera appartiene semmai alla storia della sovversione proletaria e dell’anarchismo, in contrapposizione e negazione del tricolore nazionale che tutte le componenti parafasciste sventolano con ardore; quello che più colpisce è quanto sia inconsistente l’identità ribellista che i giovanotti e le (rare) giovanotte di Blocco Studentesco cercano di attribuirsi.

Uno studente iscritto alla “classe dei combattenti”, a rigor di logica, dovrebbe in primo luogo rivoltarsi contro ogni potere e autorità, a partire proprio dalla scuola dove s’insegna disciplina e meritocrazia; invece, leggendo il giornaletto scopriamo che la “generazione” dei giovani ribelli dovrebbe “assumere il suo ruolo di colonna portante dell’istruzione e, di conseguenza, dello Stato”, a partire dalla difesa delle istituzioni “che uno Stato veramente degno di questo nome concepisce come primo fondamento della sua struttura”.

Analoga contraddizione è in materia d’economia, infatti appare davvero incomprensibile come si possa in una pagina accusare il governo italiano di favorire i capitali esteri e di svendere le società nazionali, mentre in altre pagine si sostengono sinistri figuri come Chavez, Putin e Bashar Al Hassad che, notoriamente, non hanno certo abolito i rapporti di produzione capitalistici, salvaguardando gli interessi delle multinazionali; tanto notoriamente che persino sullo stesso giornalino, poche pagine dopo, viene esaltato l’operato del boia Hassad che “in 10 anni di governo, ha quadruplicato il PiL della Siria grazie a delle sostanziali riforme di apertura agli investitori stranieri”.

Non casualmente, in Venezuela come in Russia e in Siria, i profitti sono cresciuti senza eliminare le diseguaglianze sociali, mentre sono aumentati i privilegi delle burocrazie statali e di partito.

Un soggetto che si ritiene rivoluzionario dovrebbe opporsi al dominio del capitale, sia questo liberista o di stato, invece queste controfigure non vanno oltre la denuncia verbale del ruolo delle banche similmente ai loro compari grillini, ergendosi a difesa della tradizione proprio di quell’Occidente che ha visto sorgere e svilupparsi il capitalismo che dicono di aborrire. Amano riferirsi alle comunità e ai popoli ma, alla prova dei fatti, continuano a dimostrarsi funzionali, al pari degli apparati polizieschi con cui sono collusi, offrendosi come guardie di frontiera e gendarmi dell’ordine costituito contro le insorgenze popolari.

 

 Complici di Germaine Berton

LA FESTA DELL’INSURREZIONE

Partigiane e partigiani della "Settecomuni" nel bosco nero, giugno 1944
Partigiane e partigiani della “Settecomuni” nel bosco nero, giugno 1944

Il ricordo del 25 aprile 1945 ormai, sia per la destra che in certa sinistra democratica, appare come storia morta e sepolta.

Storicamente parlando, il Venticinque Aprile sarebbe più corretto considerarlo e festeggiarlo come l’anniversario dell’insurrezione contro il nazifascismo, piuttosto che come quello di un’imprecisata Liberazione.

Infatti, quel giorno iniziò nel Nord Italia – ancora sotto l’occupazione militare germanica affiancata dai collaborazionisti della Repubblica di Salò – la sollevazione popolare e partigiana, ma in molte zone i combattimenti durarono ancora diversi giorni e furono effettivamente liberate una settimana dopo.

Inoltre, anche dopo la liberazione delle città e delle valli dalle truppe nazifasciste, la prospettiva di una liberazione non soltanto nazionale rimase incompiuta, così come restò aperta la questione politica ed economica con le sue immutate ingiustizie sociali.

Così, a distanza di tanti decenni, il 25 aprile si riduce ad occasione in cui disquisire di morti, dell’una e dell’altra parte, piuttosto che delle convinzioni che armarono i vivi e li videro contrapposti per ragioni etiche e idee di società assolutamente antitetiche.

All’interno di questa danza macabra, come al solito i vecchi nostalgici e i nuovi sostenitori del fascismo si dimostrano imbattibili nel tentativo di far apparire “tutti italiani” coloro che combatterono quella guerra civile, indistinte vittime dell’odio fratricida e delle ideologie.  Ma dietro questa apparente equiparazione, evidenziano però che non solo entrambe le parti si macchiarono di delitti, ma come i “comunisti” e gli “anarchici” si dimostrarono in realtà come i più spietati assassini dei “fratelli” che avevano “solo” il torto di essersi schierati con le truppe di Hitler, in nome di un improbabile senso dell’onore.

Tale frenesia revisionista nel cercare prove della “barbarie rossa” è talvolta così morbosa da indurre in errori tragicomici: nel 2004 nei pressi di Argenta (Fe) una presunta fossa comune di poveri “ragazzi di Salò” massacrati dai partigiani, clamorosamente usata per criminalizzare la Resistenza e la sinistra, si rivelò il cimitero dimenticato di un antico convento; analogamente, è avvenuto a San Giovanni Persiceto (Bo), quando lo scorso settembre è stato risolto il caso di 34 scheletri trovati nel 1962, sotterrati in un campo. Al tempo era stata, faziosamente, accreditata l’ipotesi di un eccidio partigiano contro persone legate al fascismo, e il parroco del paese, monsignor Guido Franzoni, celebrò persino i funerali in forma solenne davanti a una bara vuota. Dopo mezzo secolo, i resti analizzati con il metodo del radiocarbonio hanno rivelato che le ossa risalgono all’Alto Medioevo. D’altra parte, l’intento di certe “denunce” non è mai finalizzato a ricostruire storicamente le vicende di una guerra civile, iniziata nel 1919 con il sorgere del fascismo e durata oltre un ventennio, che nella sua fase finale vide anche episodi di giustizia sommaria e vendetta per violenze impunite, ma soltanto a mettere sotto accusa chi scelse di ribellarsi, facendosi disertore e fuorilegge, alla dittatura e alla guerra di Mussolini e del Terzo Reich.

Una scelta, questa sì controcorrente e di coraggio, mentre la maggioranza obbediva senza credere oppure aspettava la fine del regime senza assumersi alcuna diretta responsabilità per cercare di affrettarne la caduta e mettere fuori gioco gli squadristi, gli aguzzini e i delatori al servizio dello stato fascista.

Per questo il mito dei morti “tutti uguali” non ha senso e mette, colpevolmente, sullo stesso piano i carnefici e gli spettatori dello sterminio dell’umanità – dai bombardamenti all’iprite sulle popolazioni libiche e etiopiche alle leggi razziali, dalle torture ai lager – a fianco di quanti vi si opposero e non esitarono a combattere in prima persona per vivere un presente e un futuro di libertà e dignità umana.

Da qui, l’attualità di difendere la memoria di quella scelta, rifiutando la storia monumentale come quella antiquaria dell’antifascismo, a favore di una storia critica.

Critica, in primo luogo, verso la sottomissione al potere.

Uno come un’altra

MARTINA GUERRINI – DONNE CONTRO: ribelli, sovversive, antifasciste nel Casellario Politico Centrale.

MARTINA GUERRINI DONNE CONTRO Ribelli, sovversive, antifasciste nel Casellario Politico Centrale Zero in Condotta, Milano, 2013 – pag. 82 con foto – Euro 10 Dalle prime sovversive che contrastarono lo squadrismo, alle operaie ribelli al regime, passando dalle militanti della cospirazione clandestina sino alle partigiane che seppero impugnare anche le armi, il fascismo dovette fare i conti con donne che non accettarono di sottomettersi al ruolo sociale e all’ideologia sessista che le voleva soltanto prolifiche e ubbidienti “giovani italiane”. A rovesciare tale subalternità, sostenuta dallo stesso Mussolini, fu una capacità di autodeterminazione che un ventennio non riuscì a vincere; dalle tante piccole storie di opposizione nascoste tra le “anonime” schedate del Casellario Politico, vengono infatti alla luce biografie di donne pronte a provocare la morale e la cultura dominanti. Tale irrisolta contraddizione di genere emergerà anche all’interno delle formazioni partigiane e, successivamente, nella storiografia resistenziale che opererà una rimozione nei confronti delle combattenti e delle prospettive di radicale liberazione che perseguivano.

MARTINA GUERRINI

DONNE CONTRO

Ribelli, sovversive, antifasciste nel Casellario Politico Centrale 

Zero in Condotta, Milano, 2013 – pag. 82 con foto – Euro 7

 

Dalle prime sovversive che contrastarono lo squadrismo, alle operaie ribelli al regime, passando dalle militanti della cospirazione clandestina sino alle partigiane che seppero impugnare anche le armi, il fascismo dovette fare i conti con donne che non accettarono di sottomettersi al ruolo sociale e all’ideologia sessista che le voleva soltanto prolifiche e ubbidienti “giovani italiane”.

A rovesciare tale subalternità, sostenuta dallo stesso Mussolini, fu una capacità di autodeterminazione che un ventennio non riuscì a vincere; dalle tante piccole storie di opposizione nascoste tra le “anonime” schedate del Casellario Politico, vengono infatti alla luce biografie di donne pronte a provocare la morale e la cultura dominanti.

Tale irrisolta contraddizione di genere emergerà anche all’interno delle formazioni partigiane e, successivamente, nella storiografia resistenziale che opererà una rimozione nei confronti delle combattenti e delle prospettive di radicale liberazione che perseguivano.

Per richiesta copie e contatto con l’autrice: zeroinc@tin.it

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UN LIBRO STRIDENTE: DONNE CONTRO

C’erano le armate, le donne armate, eccome c’erano! Ciascuna di noi sceglieva.

Lucia Boetto Testori, partigiana piemontese.

Secondo la storiografia ufficiale la Resistenza sarebbe nata l’8 settembre 1943 per concludersi il 25 aprile 1945, ma in realtà la guerra civile era iniziata nel 1919 e, non casualmente, la prima vittima fu Teresa Galli, giovane operaia socialista, uccisa a Milano il 15 aprile di quell’anno nella prima aggressione squadrista con Mussolini mandante.

Appare peraltro sempre più chiaro ed anche storicamente accertato che le Resistenze al fascismo sono state politicamente e socialmente molteplici, animate e attraversate da differenze di idee, di classe ed anche di genere.

Quest’ultima realtà, in particolare, dopo una lunga rimozione o minimizzazione, negli ultimi anni ha conosciuto sì un inedito interesse per il protagonismo femminile, ma quasi sempre condizionato da letture e interpretazioni storiografiche tendenti ad inquadrare e rendere compatibile questa esperienza – di forte rottura – dentro un quadro più rassicurante.

Così, in parallelo con lo stereotipo del guerriero maschio nella sua variante partigiana, si è voluto appiattire la lotta delle donne antifasciste nel ruolo di staffette e, comunque, di fiancheggiatrici della lotta armata in quanto “naturalmente” estranee alla pratica della violenza.

Eppure, sia nella storia italiana che nelle lotte proletarie, non era lontano un passato di donne che, sulle barricate o negli scioperi, erano state attrici di primo piano del conflitto e della rivolta contro l’autorità, “senza chiedere il permesso” degli uomini.

Così avvenne anche per tante donne guerrigliere, lungo le insidiose strade cittadine o alla macchia su aspri sentieri alpini, decise ad affermare, assieme alla loro opposizione al dominio e alla guerra fascista, pure la propria indipendenza nella vita e nella società, fuori dagli schemi del regime ma anche del patriarcato “di sinistra”.

Peraltro questa volontà si riscontra sin dal sorgere dello squadrismo e dell’ideologia mussoliniana, durante l’intero e tetro Ventennio, incrinato dal dissenso aperto o sommerso, clandestino o plateale, di tutte quelle donne – oltre cinquemila – che finirono schedate dalla polizia nel Casellario politico centrale.

Sovversive militanti o anonime popolane, vennero ritenute pericolose per l’ordine costituito, anche per il “cattivo esempio” che offrivano per le giovani che dovevano crescere nella vocazione all’obbedienza e al focolare domestico. Per questo, oltre all’essere inquisite come “nemiche interne” vennero puntualmente additate come donne di “pessima condotta morale” o di riprovevoli “facili costumi”.

Risulta quindi particolarmente interessante e tutt’altro che inattuale l’analisi dello sguardo sessista che “fotografava”, con stigma criminalizzante e perbenista, quelle donne che, più o meno consapevolmente, anche solo con il manifestare la propria libertà sabotavano il sistema oppressivo fascista.

Analisi che l’autrice, prendendo come campione significativo le donne di Venezia schedate da parte degli organi repressivi, mette bene in evidenza disarticolando il paradigma discriminante messo in atto dal funzionario di questura. Quello stesso tutore dell’ordine, sotto la cui uniforme o camicia nera traspariva la mentalità maschilista ma anche il moralismo cattolico e la difesa della tradizione familista, nonostante lui stesso fosse un abitudinario frequentatore dei bordelli che il regime proteggeva e incentivava a favore della maschia gioventù del littorio.

Non di meno, appare pertinente la riflessione critica attorno al “mito” della resistente non-violenta ma pure la messa in discussione della tesi che vuole il protagonismo delle partigiane quale ricaduta in positivo della propaganda patriottica e militaresca svolta dal fascismo, negando quindi la loro autonomia di pensare e scegliere di vivere “contro”, come passaggio necessario per una liberazione che certo non poteva essere solo quella nazionale o limitarsi alla conquista formale dei diritti democratici.

Per questo si tratta di un libro stridente, rispetto a molte interpretazioni che vanno per la maggiore anche nei contesti che si richiamano alla resistenza e all’antifascismo, ma anche nei confronti di alcuni settori femministi preoccupati più di interloquire con la politica istituzionale che di approfondire la rivolta.

Un libro necessario proprio per il suo stridere, in antitesi con le troppe accondiscendenze che certo non aiutano a ri-aprire prospettive da respirare come aria libera di montagna.

Archivio antifascista

Eventi Maggio 2012

sabato 12 maggio 2012 ore 17,30 – Ateneo degli Imperfetti – Via Bottenigo 209 / Marghera VE

presentazione del libro
nestor machno:
bandiera nera sull’ucraina
guerriglia libertaria e rivoluzione contadina
(1917-1921)
di Alexander V. Shubin
elèuthera editrice

ne discutiamo con Mikhail Tsovma – curatore del libro
traduzione consecutiva di: Luca Galletti, Luca Pes

A quasi cento anni dagli eventi, grazie all’apertura degli archivi segreti dell’URSS, è ora possibile ricostruire nella sua complessità, la storia della Rivoluzione russa, al di là dei miti e dei racconti dei vincitori. Una attenzione particolare, anche per le dimensioni del fenomeno, è stata data all’anarchico ucraino Nestor Machno e al movimento, in larga parte contadino, che tra il 1917 e il 1921 coinvolse una vasta regione dell’Ucraina. Una grandiosa esperienza libertaria, sia nel senso dell’autogestione che della guerriglia partigiana, che combatté vittoriosamente contro l’esercito austrotedesco, nazionalista ucraino, zarista e che fu repressa nel sangue, dopo un’alleanza tattica, dall’Armata Rossa di Lenin e Trotsky. Data l’eccezionalità della presenza di Mikhail Tsovma, storico e militante dei diritti umani in Russia, durante il dibattito cercheremo di analizzare anche alcuni aspetti controversi della Russia.

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SABATO 12 MAGGIO

PISA – PIAZZA SANT’ANTONIO – ORE 15

A quarant’anni dalla morte di Franco Serantini l’assemblea degli Anarchici Toscani ha deciso di organizzare a Pisa, per il 12 maggio, una manifestazione nazionale anarchica.
Oggi più che mai è doveroso riprendersi le piazze e le strade della città con un corteo, forti anche delle ragioni e delle idee per cui Franco lottava.

Manifestazione nazionale anarchica a quarant’anni dalla morte di Franco Serantini

http://serantini12maggio.noblogs.org/

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sabato 12 maggio – ore 18.00
PRESSO IL PREFABBRIKATO
[VIA PIRANDELLO, 22] VILLANOVA PORDENONE

CONFERENZA DIBATTITO

PARANOIA E COPLOTTISMO
tra storia, politica e psicologia

Da un decennio la vena cospirazionistica, che da sempre serpeggia nell’opinione pubblica, è esplosa in un oceano di teorie del complotto. I media e il web pullulano di “dimo-strazioni inconfutabili” delle cospirazioni di cui saremmo vittime da parte di poteri occulti, della massoneria, della fi-nanza ebraica e , perfino, degli extraterrestri. La parte del leone la fanno i siti collegabili al mondo dell’estrema destra e del fondamentalismo cattolico ma ormai le teorie del com-plotto dilagano anche nella criminologia più accreditata per farsi breccia anche negli ambienti di certa sinistra.

NTERVERRA’

LUlGI CORVAGLIA
Psicologo, psicoterapeuta, studioso di manipolazione mentale e controllo sociale, affronta il tema da una prospettiva psicologica e sociologica, passando in rassegna le distorsioni cognitive di questa paranoia collettiva e mettendo in luce i rischi di dogmatismo anti-democratico in essa insiti.

INIZIATIVA LIBERTARIA
ilpn@autoproduzioni.net
www.info-action.net

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Martedì 29 maggio 2012

Il Centro di Documentazione Anarchico di Padova

presenta: “La Grande Abbuffata”

h.18:30 Proiezione “Fratelli di Tav” e “I peccati della Maddalena” regia di Manolo Luppichini

h 20:00 (Ab)buffet Vegan a sostegno delle attiviste e degli attivisti NO TAV colpiti da procedimenti giudiziari

h.21 Incontro con Ivan Cicconi presentazione de IL LIBRO NERO DELL’ALTA VELOCITA’

Presso la Baracca Autogestita

Via Marzolo 3/a (Zona Portello) Padova

http://baraccaoccupata.noblogs.org/

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15 maggio dalle ore 17,00 e 16 maggio ore 20,00

Il 15 maggio 1948 nasce lo Stato d’Israele e inizia la pulizia etnica della Palestina. Essa è il culmine del progetto sionista, che prevede di cacciare tutti i palestinesi dalle loro terre per rendere la Palestina storica territorio etnicamente puro per gli ebrei. Questo terrorismo continua ancora oggi ad essere praticato bombardando, colonizzando, imprigionando.

Nessuno Stato è la soluzione al problema ma la lotta degli sfruttati contro i padroni e gli oppressori.

Se vogliamo tagliare quel filo spinato che avvicina Israele con i Paesi neocolonialisti occidentali dobbiamo rispolverare gli strumenti della resistenza.

15 maggio dalle ore 17,00 presidio in piazzetta della Garzeria (Padova), banchetto e mostra sull’occupazione sionista.

16 maggio ore 20,00 buffet benefit per le spese legali di Marco, attivista ora libero dalle galere israeliane, collegamenti diretti con Gaza e Cisgiordania e discussione collettiva sulla situazione palestinese e sui prigionieri politici alla Baracca Occupata di via Marzolo 3 A

info: http://baraccaoccupata.noblogs.org/

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GIOVEDI’ 17 MAGGIO – VERONA

CINEMA ALL’AREA APERTA

(eventuale cadenza settimanale)

Cinema all’aperto in un’area fuori dalla vita mondana della Verona-da-bere e quindi fuori dalle logiche di consumo/profitto da bar o localetto, in cui giovani e meno giovani anestetizzati passano le loro serate in serie.

Per l’autogestione, l’auto-organizzazione e per una socialita’ libera dai tanti vincoli imposti che opprimono e troppo spesso limitano la possibilita’ di esprimersi totalmente e in modo autonomo.

proiezione di: ATTACK THE BLOCK (2012)

Chi difenderebbe Verona se arrivassero gli alieni??

Porta quello che vorresti trovare, cibo, bevande, birra, vino, ecc.

Lascia a casa la frustrazione.

Dalle ore 21:00

Area68 – zona Torricelle

Rispetto – No nazi – No pusher

www.autistici.org/liberaa

Alla Tribuna di Treviso

A seguito del diffamatorio articolo di Ferrazza pubblicato sulla tribuna di Treviso pubblichiamo il comunicato dei compagni della F.a.i.

 

Alla Tribuna di Treviso

A Daniele Ferrazza

Abbiamo letto un suo articolo sull’edizione on line della Tribuna di Treviso.

Nell’articolo in questione lei riporta le parole di Maurizio Castro, che, riferendosi alla Federazione Anarchica Italiana, asserisce: «Appare evidente che esiste un progetto insurrezionale legato alla Fai, la Federazione Anarchica Italiana, che vanta una struttura militare di alcune migliaia di persone in Italia: il 15 ottobre a Roma hanno cercato il morto.».

Alle fantasiose iperboli dei politici siamo abituati. Come siamo abituati a vederli trattare in termini di ordine pubblico le questioni sociali. Non ci stupiamo quindi che chi intende colpire ancora una volta le libertà e il reddito dei lavoratori agiti i fantasmi del terrorismo per nascondere un timore ben più reale: quello che i lavoratori si stanchino di pagare la crisi dei padroni, si stanchino di pagare le spese per la guerra, i militari, le grandi opere inutili, la chiesa cattolica, il ceto politico, le imprese.

Castro tuttavia è riuscito a superare tanti suoi colleghi.

Castro afferma che nella FAI ci sono migliaia di persone armate.

Si tratta di un’affermazione tanto surreale da non meritare risposta. Ci tuttavia permettiamo di suggerirgli un uso più accorto delle sostanze allucinogene.

Castro parla di “struttura militare”. Immaginiamo che lei sappia che gli anarchici, non solo quelli della FAI, sono antimilitaristi e che quindi rigettano l’idea stessa di una struttura militare.

Nel mondo che vogliamo non c’è posto per eserciti e soldati. Sappiamo bene che chi sfrutta e chi opprime non è certo disponibile ad abbandonare i propri privilegi, ma sappiamo anche che l’unica rivoluzione che ci interessa è quella popolare, agita dagli sfruttati e dagli oppressi che insorgono contro chi lucra sulle loro vite e decide sul loro futuro.

Alcuni di noi hanno partecipato al corteo del 15 ottobre a Roma, altri hanno fatto iniziative nelle loro città. Chi era a Roma ha visto i blindati della polizia caricare per ore i manifestanti in piazza S. Giovanni, ha visto tanti manifestanti resistere come potevano alla furia omicida di polizia e carabinieri. Siamo convinti anche noi che a Roma qualcuno abbia cercato il morto. Il morto lo voleva chi ha ordinato i caroselli dei blindati in piazza S. Giovanni. Il morto lo voleva il ministro dell’Interno Maroni, nella speranza di distogliere l’attenzione dalle scelte di un governo più che deciso a far pagare la crisi a chi lavora.

Ci auguriamo che il vostro giornale, dopo aver dato spazio ai deliri di Castro, voglia prender nota di questa nostra.

 

 

Commissione di Corrispondenza

della Federazione Anarchica Italiana

cdc@federazioneanarchica.org


domenica 3 luglio – azione diretta contro il TAV

Molte parole sono state spese riguardo domenica 3 Luglio a Chiomonte ma ci sentiamo di aggiungere anche il nostro pensiero rispetto a quello che è successo durante e dopo la manifestazione. Prima di tutto ci sentiamo di sottolineare come le assemblee del movimento NO TAV stiano insegnando a tutti come si conduca una lotta, decidere le lotte in maniera collettiva e orizzontale unisca le varie anime che si oppongono, al TAV.

E’ stata per noi una giornata di lotta indimenticabile, e non sarà certo l’ultima. Nonostante la vile aggressione poliziesca fatta di proiettili di gomma, armi chimiche sparate in faccia alla gente, e sassi lanciati dal cavalcavia, abbiamo assaporato un momento di lotta collettiva come non capitava da tempo. Eravamo in prima fila fianco a fianco coi valligiani. E’ stato sorprendente parlare con loro di libertà, autogestione, collettivismo …. Ci intendevamo alla peferzione. Sembrava di chiacchierare con qualche vecchio compagno di lunga esperienza. Eppure i valsusini che abbiamo incontrato ci assicuravano che raramente uscivano dalla valle. Dalla prassi alla teoria (con buona pace dei marxisti), dalla lotta contro il TAV alla riscoperta di un modo nuovo di vivere, di socializzare e interagire con le altre persone, senza bisogno di esercitare potere sugli altri. E’ stata assolta come sempre dallo Stato la violenza e la repressione che Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Guardia Forestale hanno prodotto contro il movimento NO TAV. Solo grazie alla determinazione delle compagne dei compagni è stato possibile arginare. Ci ha piacevolmente sorpreso discorso fatto da Perino, in qualità di portavoce NOTAV, che non solo ha risposto a tono a al massacro mediatico perpetrato all’indomani dei fatti di Chiomonte, ma anche saputo aprire una breccia nel muro cinicamente legalitario costruito con tanto sangue e galera negli ultimi dieci anni.

E’ stato incredibilmente coraggioso solidarizzare davanti a 25 mila persone con gli arrestati, arrivando pure a chiamarli per nome  e promettendo loro che “li tireremo fuori presto da lì…i crimini li hanno fatti chi li ha pestati”. Diciamolo pure è stato un piccolo “vaffa” a Grillo e a tutta la combriccola del che ha fatto suo il motto “più galera per tutti”.

Con Sole e Baleno nel cuore

SOLIDARIETA’ a: Marta , Roberto , Salvatore , Giancarlo

LIBERI SUBITO!

Alcuni che c’erano

Resoconto manifestazione contro la sentenza ex Tricom Galvanica PM. Uccisi dal profitto, giustiziati dallo Stato. Bassano del Grappa 25 giugno 2011

Manifestazione contro la sentenza ex Tricom - 25 giugno 2011 - Bassano del Grappa - "Anche se voi vi credete assolti sarete sempre coinvolti!"
Manifestazione contro la sentenza ex Tricom - 25 giugno 2011 - Bassano del Grappa - "Anche se voi vi credete assolti sarete sempre coinvolti!"

“Uccisi dal profitto, giustiziati dallo stato” è la sintesi (oltre al titolo del  nostro striscione) della  manifestazione svoltasi a Bassano del Grappa il 25 giugno. Corteo di protesta contro l’infame sentenza di assoluzione (il fatto non sussiste) che il tribunale di Bassano del Grappa ha concesso agli ex proprietari dell’ormai notissima fabbrica di veleni Tricom Galvanica PM.
I padroni dell’ex fabbrica di Tezze  per anni si sono arricchiti sulla pelle degli operai risparmiando sulla sicurezza in nome del profitto e hanno volontariamente reso il luogo di lavoro una fabbrica di veleni. E non di poco conto è stato il danno ambientale. Le sostanze nocive colpiscono prima i lavoratori e poi il territorio. Come sempre, la sete di profitto colpisce gli sfruttati.

Se questo processo poteva aiutare a far luce su anni di sfruttamento, in realtà è diventato l’ennesima dimostrazione che lo Stato, rappresentato dai giudici del tribunale di Bassano, è complice e solidale con gli interessi economici della classe padronale. D’altronde, era una pia illusione credere che sarebbe andata molto diversamente e anche in caso di sentenza opposta, sarebbe stata un’elemosina che al massimo avrebbe avuto il retrogusto del contentino post mortem.

 

Non è certo un loquace De Magistris “de casa nostra” a cambiare la situazione di continuo sfruttamento e avvelenamento perpetrata sulle nostre vite, ne’ tantomento interrogazioni parlamentari pubblicizzate con un ottimo marketing politico e neppure i cambi di poltrona all’inutile parlamento Europeo. Dobbiamo risvegliare le coscienze, indignarci non per elemosinare qualcosa ma per costruire un diverso modo di vita, lavoro e socialità. Le fabbriche di veleni le devono chiudere gli operai non i tribunali!
Per quanto ci riguarda, noi la “sentenza” l’abbiamo emessa da molto tempo: padroni e giudici colpevoli!

 

Breve nota politica. Un migliaio i solidali scesi in piazza. L’adesione alla manifestazione è stata trasversale con buona presenza di individualità anarchiche e antagoniste bassanesi e padovane. Al corteo mancavano i sindacati gialli CISL, UIL, come sempre quando si tratta di alzare la testa, e  partiti con una certa rilevanza nel territorio comunemente considerati di “sinistra” come PD e Sinistra e Libertà, sintomo questo di un malessere nei confronti delle lotte autorganizzate dal basso e non controllabili direttamente dai partiti. Era presente l’Italia dei Valori che, coerentemente con l’attuale linea di partito, ha lasciato il corteo in segno di protesta per alcuni  “rumorosi” petardi lanciati dalla coda al corteo che hanno spezzato il loro clima di pace comune.  Giustamente la protesta contro anarchici e comunisti antagonisti è più urgente della protesta contro chi ha scientemente rovinato e distrutto vite e dignità di tante persone.
Da notare la presenza di simpatizzanti “No Tav”  che rimarcano lo stretto legame che intercorre tra i comitati in difesa della salute e del territorio e i movimenti di Resistenza della Val Susa. Una lotta contro le lobby del potere condivisa da entrambi i movimenti.

 

Alla fine della manifestazione qualcuno ha ricordato al tribunale di Bassano la sua complicità con i padroni assassini, una decina di chiazze di vernice rossa sono sorte sulla facciata principale del palazzo.

 

Collettivo Linea di Confine

Individualità Anarchiche

Repressione anti-anarchica

A seguito dello scoppio avvenuto in una caserma dei parà della Folgore è scattata un’operazione repressiva smisurata e sicuramente non improvvisata. Sulla reale paternità dell’attentato “postale” non c’è niente di scontato, se non le tante versioni contraddittorie fornite dagli organi di disinformazione, mentre appaiono più che evidenti i suoi effetti. Infatti, a seguito dell’immediata montatura anti-anarchica sono state compiute decine di perquisizioni e arresti in varie località d’Italia di numerosi compagni/e noti per la loro attività contro ogni oppressione. L’aver soltanto messo piede al circolo Fuoriluogo di Bologna, ad esempio, implica automaticamente la persecuzione giudiziaria. Che dire…nulla da invidiare alle retate promosse dagli apparati di polizia politica nel ventennio fascista contro gli oppositori al regime. Se chi è al potere esige per sè garantismo, diritto alla riservatezza, il rispetto delle procedure legali, quando si tratta di oppositori non si esita a processare persino le intenzioni. L’inconsistenza delle accuse emerge proprio dalle cronache-veline pubblicate sulla stampa miranti ad amplificare la pericolosità sociale delle compagne e dei compagni coinvolti con accuse costruite in modo surreale, tra le quali l’essere in contatto tramite la redazione del foglio di critica anarchica (definito addirittura clandestino, solo in base alle leggi sulla stampa ereditate dal codice fascista) “InVece”, proprio mentre in questi giorni vari noti quotidiani hanno fornito dettagliate istruzioni su come fabbricare buste esplosive “Fai da te”. E’ un gioco sporco e chi ha a cuore la libertà deve saperlo smontare.

Solidarietà a tutt* * compagn* aggrediti dallo Stato.

Durito

Etciù Danke

Allerta nucleare e i soliti speculatori

La tragedia giapponese è sotto gli occhi di tutti: morte e distruzione. Poteva essere una vera e propria ecatombe se non fosse che la maggior parte degli edifici sono costruiti con norme antisismiche. Eppure le misure antisismiche non sono bastate a scongiurare la fuga di materiale radiattivo da una delle più grandi centrali nucleari del paese. Sembra che vi siano stati problemi di raffreddamento al reattore n.1 della centrale di Fukushima e che la pressione esercitata abbia provocato una esplosione. Nei dintorni della centrale è stato liberato del cesio radioattivo contenuto nei vapori che sono usciti dopo l’esplosione. Tre persone sono state scelte a caso tra altre che attendevano i soccorsi nei dintorni e tutte e tre risultano contaminate quindi possiamo ipotizzare che i contaminati siano molti di più. Penso non serva ribadire quali malattie possano essere conseguenza di una esposizione alle radiazioni.

Nonostante tutto l’agenzia per il nucleare giapponese minimizzava la faccenda sostenendo che le radiazioni erano in calo, forse trasportate via dal vento.

ALcuni pennivendoli italiani come Il giornale in calce alle notizie del disastro hanno avuto persino il coraggio di pubblicare interventi dal titolo: “Nucleare? E’ meno pericoloso di una sigaretta!”. Si legge “Effettivamente, se c’è il vento le diluisce, le porta via. E poi la radiazione non è eterna: tanto più è intensa, tanto più rapidamente scompare. Ma questo possono dirlo solo le misurazioni tecniche”. Non si capisce bene dove andrebbero queste radiazioni e soprattutto come queste si diluirebbero. Ricordiamo ai grandi esperti del giornale che le radiazioni possono contaminare un qualunque ecosistema ed entare nella catena alimentare. Sinceramente la metafora con la sigaretta non regge.

Il giorno seguente Legambiente stima l’incidente di Fukushima come il terzo incidente necleare più grave avvenuto nella storia. E non è finita, sembrerebbe che nel reattore n.3 si siano danneggiate le barre di conbustione, con la conseguente emissione di radiazioni, e che vi sia un altro reatore che rischi di esplodere. Nel frattempo una agenzia stampa sostiene che il livello di radiazioni sia sopra i livelli legali. La tv giapponese annunci che per domani sono attese pioggie radioattive.

Tutta questa vicenda ci da se non altro alcuni piccoli insegnamenti:
Che gli esseri umani non sono onnipotenti e che esistono forze che vanno al di là della loro portata, al di là dei nostri calcoli e previsioni. Siamo parte di questo mondo, non siamo al di sopra di esso.
Questa vicenda ci insegna che di sicuro non vi è assolutamente nulla. Nemmeno una centrale nucleare come la retorica di certi giornalisti vorrebbe fare intendere.
Che la scelta di produrre energia nucleare comporti invece sicuri rischi.

Ancora una volta, se bisognasse ribadirlo, contro il nucleare! e contro coloro che lo vogliono!

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