Aranea e le bombe

Il  fantomatico attentato all’Università Bocconi di Milano ha riportato alla ribalta gli anarchici in veste di “bombaroli”, l’unica veste con la quale i mezzi di (dis-)informazione sembrano volerci vedere e considerare.

Osserviamo che certe azioni “dirompenti” seguono una logica spettacolare del tutto incompatibile con una vera critica radicale nei confronti di un sistema di controllo e oppressione. Il sistema è fondato proprio sulla politica-spettacolo e quindi queste sono quanto di più lontano dalla nostra concezione di lotta.

Di certo sono ottimi pretesti per far passare in secondo se non terzo piano la continua opera di smascheramento e denuncia del potere capitalista da parte degli anarchici.
Consideriamo il capitalismo, infatti, il vero terrorista e portatore di morte sia fisica che intellettuale.

Ancora una volta simili atti diventano anche l’alibi per dare un’accelerata alle misure repressive e liberticide che già erano nell’aria.

Sono leggi che una volta passate sarà ben difficile vedere abrogate e che potranno in futuro essere usate da chiunque di qualunque colore politico contro chiunque, mentre la colpa della loro esistenza potrà essere sempre ascritta “ai soliti quattro anarchici bombaroli” o all’azione di un “pazzo” che ha osato rovinare il lifting del presidente del consiglio.

Notiamo che nessun telegiornale ha dato la notizia, nemmeno per sbaglio, del comunicato della FAI, la Federazione Anarchica Italiana.
Si è creato, così, gioco facile alla generazione di confusione e fraintendimenti in chi non ha altri modi, oltre ai mezzi di comunicazione principali, per informarsi.

La nostra piena solidarietà quindi alla Federazione Anarchica Italiana,
oggetto di diffamazione e criminalizzazione, così come nei confronti di tutti i compagni vittime della  repressione statale.

Aranea- Rete veneta di comunic-azione anarchica

Sabato 19 Dicembre: a Udine e Torino!

CON LE UNGHIE E I DENTI: DIFENDIAMO L’AUTOGESTIONE SOCIALE

L’Europa delle polizie nacque all’inizio degli anni Settanta quando gli Stati della Comunità europea iniziarono a promuovere una serie di forum intergovernativi in tema di collaborazione per la “sicurezza interna”, il primo risultato fu l’accordo per costituire i gruppi della Commissione TREVI, nome ispirato dalla famosa fontana romana e poi divenuto l’acronimo di “Terrorismo, Radicalismo, Estremismo e VIolenza”.

Nei primi anni Novanta, mentre nei paesi europei si assisteva ad un consistente aumento delle occupazioni di case e di centri autogestiti, la Commissione TREVI pianificò un duplice intervento repressivo e di controllo sociale. Da un lato, fu deciso di favorire i processi di normalizzazione e legalizzazione delle occupazioni disponibili al dialogo con le istituzioni e i partiti; dall’altro venne concordata una linea repressiva volta a stroncare con la forza il movimento autogestionario e le occupazioni irriducibilmente antiautoritarie.

In Italia, questo doppio binario ha visto quindi la legalizzazione di gran parte dei centri sociali dialoganti, anche se si dichiaravano antagonisti o disobbedienti, mentre per gli spazi liberati e di autentica autogestione che non stanno alle regole del gioco continua l’infinita serie di sgomberi, fogli di via, denunce, manganellate, condanne.

Crediamo quindi che quanto accaduto in queste ultime settimane a Trento, Torino e Udine sia emblematico di questo meccanismo disciplinare che, peraltro, si accompagna alla retorica attorno alla sicurezza e alla legalità.

Chi non riconosce l’ordine del potere e non accetta i suoi ricatti, diviene una realtà da cancellare.

Per questo esprimiamo la nostra convinta solidarietà con tutte le occupazioni minacciate da sgomberi e ritorsioni legali e, aderendo alle 2 manifestazioni in difesa dell’autogestione e contro la repressione antianarchica che si terranno a Torino e a Udine il 19 dicembre, cercheremo di essere presenti ad entrambe portando la nostra volontà di resistenza.

Ben venga l’anarchia, perchè l’ordine non ha funzionato.

ARANEA – rete veneta di comunic-azione anarchica

Per un 12 Dicembre resistente

Noi partigiani non siamo in congedo, siamo ancora mobilitati. Il nemico che avevamo ieri l’abbiamo anche oggi, il fascismo purtroppo è ancora vivo, ma il partigiano di ieri e il partigiano di oggi sono uniti per la lotta contro questo nemico della classe operaia.

(Sebastiano Favaro, Bastian, partigiano della divisione Pasubio. Da un’intervista raccolta a Dolo, 1975)

Non si può fingere che il nostro nemico principale fosse solo il tedesco e non soprattutto il fascismo e la Repubblica Sociale italiana […] Io il periodo partigiano l’ho vissuto con la consapevolezza di stare combattendo una guerra civile, non ne ho mai avuto il minimo dubbio e sono orgogliosa di avere partecipato a una lotta per la libertà che, proprio perché c’è stata continuità dello stato tra fascismo e post-fascismo, è ben lungi dall’essere terminata.

(Flavia Tosi, partigiana veneta)

La provocatoria proposta fascista di confinare il monumento al Partigiano nel Parco delle Rimembranze a Mirano somiglia per alcuni aspetti al tentativo di rimuovere o modificare la lapide che a Milano ricorda Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico che aveva partecipato alla resistenza come staffetta partigiana, ucciso innocente nella Questura di Milano quella notte del 15 dicembre 1969, quattro giorni dopo la strage di Stato in piazza Fontana. Fermato illegalmente su ordine del commissario Calabresi, era stato sottoposto ad interrogatorio per quattro giorni e quattro notti nel tentativo di incolpare lui e gli anarchici di quell’attentato ordito da servizi segreti ed estrema destra.

Alcuni monumenti, evidentemente, testimoniano verità storiche più pesanti del marmo; per questo vogliono eliminarli, nel tentativo di annullare la memoria sociale e isolare coloro che mettono ancora in pratica l’opposizione al fascismo, affrontando la repressione statale. Da Verona a Torino, da Napoli a Milano, da Padova a Pistoia, sono infatti centinaia gli arresti e le denunce contro chi non si piega al fascismo, all’omofobia, al razzismo che stanno avvelenando il nostro presente.

LA LIBERAZIONE NON E’ UN MONUMENTO: RESISTENZA E’ ORA!RABBIA E SOLIDARIETA’ PER LE COMPAGNE E I COMPAGNI DETENUTI O INQUISITI PER ANTIFASCISMO

Aranea – Rete veneta di comunic-azione anarchica

Mostra Helios Gomez

LA GRAFICA RIVOLUZIONARIA DI HELIOS GOMEZ

Una mostra densa di emozione e interesse quella dedicata all’opera grafica del pittore e disegnatore Helios Gòmez Rodriguez (Siviglia, 1905 – Barcellona, 1956), spagnolo di origine rom, collaboratore efficacissimo di numerose testate antifasciste, anarchiche e comuniste, tra le quali: Páginas Libres, Berliner Tageblatt, L´Opinió, La Ramala, La Batalla (organo del Poum), L´Hora,  Bolívar y Nueva España, Mundo Obrero, Drapeau Rouge… Ancora giovanissimo fece il suo apprendistato tecnico e politico come operaio pittore ceramista in una delle numerose fabbriche sivigliane, seguendo dei corsi alla Scuola di Arti e Mestieri della città. Proprio allora aveva conosciuto l’anarchismo all’anarchismo e subito aderito alla CNT.

Alla sua opera artistica, anche in ambito poetico, unisce infatti per tutta la vita un’irriducibile attività rivoluzionaria, tanto da rispecchiare perfettamente le parole di Jean Cassou per il quale era artista por ser revolucionario y revolucionario por ser artista.

Nel  1927 è costretto a lasciare la Spagna per ragioni politiche, riparando a Parigi e quindi da qua, dopo essere stato espulso per la sua partecipazione al movimento a favore di Sacco e Vanzetti, si rifugia a Bruxelles visitando anche Amsterdam, Vienna, Berlino e Unione Sovietica. Nel 1929 si stabilisce a Berlino, dove agli inizi del 1930, viene pubblicata la sua prima raccolta di lavori (Dias de ira) su iniziativa dell’organizzazione internazionale anarcosindacalista AIT. Alla caduta della dittatura di Primo de Rivera, rientra a Barcellona sul finire del 1930 aderendo prima alla Federazione Comunista della Catalogna e delle Baleari (da cui è presto espulso) e l’anno successivo al Partito Comunista Spagnolo. Incarcerato a Madrid nel 1932, approfitta della libertà provvisoria per fuggire a Bruxelles e da qui a Mosca risiedendovi un paio d’anni, sino al rientro a Barcellona nella primavera del 1934 per riprendere l’attività artistica e rivoluzionaria.

All’inizio della guerra civile è sulle barricate di Barcellona e aderisce subito all’Alleanza degli intellettuali antifascisti di Catalogna; è anche fondatore, promotore e primo presidente del Sindacato dei disegnatori professionisti di Barcellona, creato nell’estate 1936. Nominato commissario politico della UGT, organizza la Colonna Ramón Casanellas partecipando alla spedizione per liberare Ibiza e Maiorca e combattendo sul fronte di Aragona.

Dopo una presumibile rottura col comunismo autoritario, assume quindi l’incarico di “Miliciano de Cultura” della 26ª Divisione, ossia di responsabile culturale dell’anarchica Colonna di Ferro, curando a Barcellona una mostra dedicata proprio alla figura di Durruti. Tra i vari incarichi svolti c’è pure quello di arruolare un battaglione di cavalleria gitana. Nel 1939, con la fine della Repubblica, è profugo in Francia. Internato nei campi di concentramento in Francia e nell’Algeria francese, riesce a fuggire dall’infernale campo di Djelfa.

Rimpatriato nel maggio 1942 prende parte alla lotta clandestina contro il regime franchista. Arrestato di nuovo, viene incarcerato, senza sentenza ne condanna, per 8 anni nella galera “Modelo” di Barcellona, città dove muore poco dopo la sua liberazione. Durante la prigionia dipinge la “Cappella gitana” in una cella attigua alla sezione dei condannati a morte; opera ancora oggi esistente seppure sotto una mano di vernice bianca.

La mostra “Helios Gómez: opere grafiche”, a cura della Associació Cultural Helios Gómez (www.heliosgomez.org) e di Felice Gambin (docente di Letteratura spagnola) è visibile presso a Verona presso la Biblioteca Arturo Finzi in via S.Francesco 20, dal 26 novembre al 22 gennaio 2010. Seppure poco pubblicizzata raccoglie alcune delle opere più significative, tutte in un suggestivo bianco e nero che ricordano quelle di altri due grandi artisti rivoluzionari coevi: il franco-belga Frans Maserel (1889-1972) e il tedesco Gerd Arntz (1900-1988). In particolare, davvero significative le tavole di feroce critica anticlericale nonché l’attenzione rivolta alla figura della donna rivoluzionaria, proletaria o miliziana in armi, certo non scontata in un panorama culturale che, seppure di sinistra, raramente accettava l’immagine della donna come soggetto protagonista.